Alla ricerca del viraggio nero del cianotipo
Materiale per il viraggio cianotipo
Ho usato allora un negativo digitale con un colore e una curva adatti per la stampa al carbone. Il cianotipo richiede uno scarto di densità inferiore, questo significa che l’immagine stampata con questi negativi avrà delle luci completamente bianche e posterizzate, un forte contrasto e un grano pronunciato. Nel caso in questione questi “difetti” non mi disturbano. Le luci completamente bianche mi permettono di vedere come si comporta il viraggio in una zona che non ha ricevuto nessuna esposizione, il contrasto troppo forte compensa l’appiattimento dovuto al viraggio, la granulosità dell’immagine può poi essere amplificata o ridotta durante il procedimento, un’informazione interessante anche questa.
Ho usato le fotografie dei demoni, ovvero i Mascarons du Pont Neuf di Parigi, perché i negativi hanno molte parti completamente trasparenti, quindi ho ampie zone delle stampe dove ho il blu più profondo che riesco ad ottenere su un cianotipo. I negativi sono tutti esposti per circa 12 minuti, il tempo di esposizione di riferimento, che nel mio caso mi da i blu più profondi che il cianotipo riesca a produrre con i miei mezzi. Esporre di più impasta le ombre senza aumentare la dmax.
La carta, ed è qui che vengono le variabili che volutamente ho scelto di non controllare, è di recupero: si tratta del retro di varie stampe non riuscite alla gomma, VDB o cianotipo; una carta quindi che ha già subito trattamenti chimici e meccanici. Alcuni fogli sono incollati alla gelatina altri no. Le marche spaziano per Arche Platine, Fabriano Artistico, Fabriano 50, Rives BFK, Canson “C” a grano. Alcune stampe cianotipo, prima del viraggio, sono state lasciate per qualche giorno ad ossidarsi in modo da ottenere il colore definitivo, altre sono state stampate solo qualche ora prima del viraggio.
L’acido tannico è una vecchia confezione del 1994. In ogni caso, in esperienze passate, non ho visto grandi differenze fra un the concentrato e la soluzione di acido tannico (a parte naturalmente la tintura della carta dovuta al the); quindi direi che il principio attivo è ancora discretamente funzionante.
Il viraggio cianotipo di Kai Hamann
Kai Hamann ha pubblicato una procedura di viraggio i cui risultati, se non sono modificati in fase di scansione, sono veramente stupefacenti. Negli esempi riportati certi cianotipi hanno una tinta rosata che riconosco bene, altri sono perfettamente neutri, ma soprattutto le ombre sono di un nero intenso e profondo, tanto che a video certe stampe assomigliano quasi a delle stampe al palladio, o dei Van Dyke Brown perfettamente riusciti.
Riassumendo la procedura descritta sul suo sito, il viraggio usato da Kai Hamann è il seguente: acido acetico 1%, lavaggio in acqua, ammoniaca 0,5% per un tempo variabile fra 1 e 16 minuti a seconda della tinta richiesta, lavaggio in acqua, acido acetico 1%, lavaggio in acqua, acido tannico 1% per alcuni minuti, lavaggio in acido acetico 1%. In seguito suggerisce un metodo per controllare la tonalità finale della stampa aggiungendo un ulteriore bagno leggermente alcalino dopo l’ultimo bagno di lavaggio, ma non ho esplorato questa strada perché l’ultimo bagno acido, nella tabella di Kai Hamann, è quello che sembra dare i toni più freddi e neutri, che sono quelli che mi interessano in questo caso.
Seguendo la procedura alla lettera ho ottenuto dei bei viraggi, spesso con splendide tinte, ma ancora una volta è stato impossibile ottenere una stampa nera e contenere la perdita di dmax. Sbiancando completamente l’immagine nell’ammoniaca ottengo una stampa dalle luci marrone rosate e le ombre vagamente neutre, diciamo nero-violacee, ma assolutamente non profonde. Sbiancando solo parzialmente la stampa per qualche secondo ottengo il familiare effetto di alte luci grigio caldo e le ombre blu violacee, ma anche in questo caso perdo in dmax.
La tecnica di viraggio proposta quindi non funziona nel mio caso. Non so se sia dovuto alla qualità dell’ammoniaca e dell’acido tannico, all’acqua che uso, oppure -più probabilmente- alla formula e composizione del cianotipo (il citrato ferrico ammoniacale è un composto mal definito, e varia sensibilmente da confezione a confezione).
Un’informazione collaterale interessante e molto utile -viva la serendipità!- è che l’uso del bagno di acido acetico anche molto diluito, per esempio 0.1%, fra l’alcale e l’acido tannico preserva sensibilmente quest’ultimo bagno dalla contaminazione. Immergendo anche un’unica fotografia direttamente da un bagno alcalino nell’acido tannico, quest’ultimo diventa subito bruno e sporca facilmente la carta. Nel giro di due tre immagini la soluzione tannante diventa praticamente inutilizzabile. Anche interponendo un bagno d’acqua intermedio la soluzione di acido tannico si inquina facilmente, inoltre il bagno di lavaggio diventa rapidamente un viraggio lui stesso, quindi va cambiato regolarmente. Il bagno di acido acetico invece si sporca meno facilmente e soprattutto ha permesso l’uso dell’acido tannico durante tutta la sessione senza nessuna alterazione visibile.
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MauroBs
said, September 26, 2007 @ 11:54 AM :
Beh che dire?? Viva la serendipità.. una teoria che appoggio appieno sopratutto in campo fotografico…
Vai Fabusdr.. esaustivo e sperimentale come sempre..
molto utili tutti i tuoi consigli.
P.s. non è che hai un feed Rss così mi arrivano tutti i nuovi articoli in mail??
Bye
Fabiano Busdraghi
said, September 26, 2007 @ 12:07 PM :
Ciao Mauro,
grazie per la visita e l’apprezzamento. Il feed è nella colonna di destra sotto la voce “Meta”.