Le foto(copie) di Samuele Piccoli
Trasferimento alla trielina
La trielina è molto più economica ma anche più tossica dell’acetone. Non lascia dominanti colorate sulla foto finale.
La fotocopia (negativo)
Con il processo alla trielina sono riuscito a trasferire sia fotocopie in bianco e nero che fotocopie a colori. Il processo alla trielina, rispetto a quello classico, a parità di finitura superficiale del foglio negativo, ha il grande vantaggio di trasferire molti più dettagli. Non ci sono dunque grossi limiti sulle caratteristiche dell’immagine da utilizzare.
La carta per il trasferimento (positivo)
Il grosso limite di questa tecnica sta nel fatto che è possibile trasferire immagini solo su carta di bassa grammatura. Durante la prima fase di “spennellatura” sul retro del negativo, se il foglio è troppo spesso, la trielina non riesce a fare presa sul positivo.
Come per il metodo classico vale la regola che più il foglio è liscio, più il trasferimento restituirà dettaglio alla foto finale. Il trasferimento infatti, si basa sul labile contatto tra negativo e positivo e pressione esercitata con un batuffolo di cotone. Un foglio piuttosto ruvido, essendo più “ondulato”, rappresenta un notevole ostacolo al corretto contatto e relativo trasferimento.
Questo aspetto limita soprattutto la fase di post-produzione.
Fabiano Busdraghi: Come si comportano le foto(copie) per quanto riguarda la conservazione delle immagini così ottenute? Credi che la stabilità nel tempo di una fotografia sia importante o al contrario un materiale effimero e variabile è addirittura più interessante?
Samuele Piccoli: Tecnicamente basterebbe un semplice spray protettivo per tecniche miste. Io però non voglio utilizzare niente per un paio di motivi: il primo perché sono curioso e non ho idea di come questo tipo di immagini si evolveranno nel tempo, in seconda battuta trovo molto educativo avere un oggetto che, con la sua stessa esistenza, mi ricorda che tutto è transitorio. In ufficio ho una foto stampata alcuni anni fa con carta baritata che, piano piano, giorno dopo giorno, sta annerendo, sta cambiando. Un po’ come tutti noi.
Tutto questo lo trovo bellissimo.
Fabiano Busdraghi: Hai delle riviste o blog online di fotografia preferiti? Secondo te possono sostituire la diffusione delle immagini nei circuiti classici?
Samuele Piccoli: Come accennavo prima, alcuni anni fa ero abbonato al National Geographic, i miei gusti però sono cambiati ed ho lasciato perdere. Mi piace leggere Arte, ma anche questa rivista si sta (o forse lo ha già fatto) convertendo alla religione del marketing, sempre più galleristi e sempre meno tecnica ed espressività.
Internet è sicuramente una risorsa importante, fondamentale, ma non penso possa sostituire i circuiti classici per la diffusione delle immagini, o almeno, fino a quando la materia avrà una certa rilevanza anche in ambito fotografico. Sto preparando una mostra di foto a foro stenopeico stampate su carta da acquarello, il connubio evanescenza-stenopeico con l’ imperfezione della tecnica di stampa, rendono le foto surreali, è perfettamente inutile guardarle a video.
Fabiano Busdraghi: Un fotografo di cui apprezzi particolarmente il lavoro e perché.
Samuele Piccoli: Apprezzo tantissimo il lavoro di Filippo Basetti, innanzi tutto perché è una persona squisita, ma soprattutto perché è un artista poliedrico aperto ad ogni forma di espressione, mi ha aiutato tantissimo nella ricerca di un mio stile.
Fabiano Busdraghi: Giusto qualche curiosità sui tuoi gusti personali. Che libro stai leggendo in questo momento? Che musica ascolti? Quali sono i tuoi film preferiti?
Samuele Piccoli: Sto leggendo Brida di Paulo Coelho, molti lo troveranno commerciale, a me non interessa. Il libro che però mi ha fatto letteralmente sognare è “Siddartha” di Hermann Hesse.
Ascolto molto volentieri Battisti, De Gregori, De Andrè, ultimamente anche la Bandabardò. Ho scoperto inoltre di essere un appassionato di musica sinfonica.
Per quanto riguarda il film, se la giocano alla pari “le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck e “L’uomo che non c’era” dei fratelli Coen.


