Shōji Ueda
© Shōji Ueda

Le ultime settimane sono state di lavoro frenetico e purtroppo ho avuto pochissimo tempo per visitare mostre ed esposizioni, come faccio di solito. Mercoledì però sono passato alla Maison Européenne de la Photographie per visitare la mostra di Shōji Ueda. Ero contento, perché era da un bel po’ che volevo andare a vederla e avevo paura di non riuscire a trovare il tempo, e poi perché Cōngcōng era insieme a me, e mi è sempre piaciuto andare per musei con qualche ragazza, specialmente alla MEP, dove ho tanti bei ricordi legati alle persone che ci ho portato.

Inutile dire che le fotografie erano magnifiche, Ueda è in assoluto uno dei miei fotografi preferiti. Come al solito ho ammirato a bocca aperta la sua infallibile abilità nel disporre gli elementi nello spazio, il vuoto etereo delle sue foto, lo spazio, le superfici piatte e lisce, i personaggi che volano nel nulla, cieli color carta di riso. Le sue foto sono così estetiche, pulite, spoglie, essenziali, che di fronte a tanta delicatezza, viene ancora una volta voglia di seppellire la propria macchina fotografia e andare a coltivare un campo.

Shōji Ueda
© Shōji Ueda

La cosa che più mi ha stupito è stato il rendermi conto di quanto fossero moderne le fotografie di Shōji Ueda. Le sue fotografie rispondo ad un’estetica così moderna che a volte ci si dimentica quando sono state scattate. Rivedendo poco prima la mostra di Edouard Boubat è stato impossibile non comparare le squisite immagini di Ueda con quelle dei suoi contemporanei europei. Gli umanisti francesi sono tutti fotografi che amo profondamente, senza eccezione. Però non posso fare a meno di dire che Shōji Ueda sul piano puramente estetico era avanti di almeno 50 anni, lo stile delle fotografie è uno stile che sta diventando attuale oggi giorno, e questo non finisce di riempirmi di stupore per la genialità del suo sguardo.

Dopo la mostra sono andato a vedere un incontro dal titolo “À la découverte du Ganimé”, animato da una rappresentante della Toei Animation, la nota casa di produzione giapponese che ha sfornato fra i cartoni animati più famosi della mia infanzia.

Durante l’incontro è stato presentato il progetto Ganimé, dove Ga è lo stesso Ga di Manga, mentre animé sta per animato. Un punto di incontro fra immagine fissa e animazione. Dal progetto sono usciti tutta una serie di mediometraggi che vorrebbero essere destinati ad un pubblico adulto, un pubblico il cui sguardo è fine e abituato all’immagine fissa, all’arte, ai lavori d’autore. Creare film di immagini fisse con solo dei leggerissimi effetti d’animazione, appunto fra il manga e l’anime. Fra questi mediometraggi prodotti recentemente uno è ispirato proprio all’opera di Shōji Ueda: “Une goutte de rosée. Une flânerie dans le monde de Shoji Ueda”, 2006, prodotto da Shiro Sano.

Shōji Ueda
© Shōji Ueda

L’idea mi è sembrata divertente, visto che mi piacciono i tentativi sfrontati di rimettere l’arte a contatto con la gente, tirarla giù dal suo piedistallo, prendere a sassate le icone. Il risultato però mi è parso meno soddisfacente. Certo, le foto venivano fatte parlare, cosa cui molti puristi possono essere estremamente restii, qualcuna era anche animata, cosa che potrebbe far raccapricciare i più conservatori, ma nel complesso mi è parso che il file fosse poco più di uno slideshow delle splendide foto di Ueda. Mi sembra che le fotografie siano state sfruttate troppo poco per creare qualcosa di nuovo, un’opera solo ispirata al lavoro di questo grande fotografo. Allo stesso come documentario è deludente, visto che manca tutta la parte informativa, storica, e critica. Insomma, un intento che si annunciava lodevole ma che nella realizzazione mi ha lasciato piuttosto freddo.




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